25 Luglio 2021
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MALIKA AYANE RACCONTA IL SUO “MALIFESTO”

26-03-2021 03:00 - Musica e Spettacolo
Malifesto è il mio terzo disco sul presente.

È il figlio di Naïf e Domino. Se dal primo eredita l'immediatezza, del secondo prende la cura certosina della scelta di ogni suono, di ogni immagine da raccontare. Dal primo il sudore da dancefloor, dal secondo la lucida e distaccata osservazione delle cose. Il presente in cui è nato questo album è quello dilatato e infinito che stiamo attraversando. Non parla di pandemia ma sarebbe sciocco pensare che questo galleggiare nelle incertezze non influisca sul nostro modo di muoverci nella vita. Non muovendoci affatto, tra l'altro. Ecco perché memoria, immaginazione e immedesimazione sono i mezzi che abbiamo a disposizione e, retorica a parte, non poter scappare altrove con troppa facilità mi ha in qualche modo obbligata a scavare in profondità nei miei stati d'animo e ho finalmente guardato con indulgenza amarezza, senso di inadeguatezza, rabbia, delusione, fragilità, nostalgia e non mi sono sentita troppo in colpa nell'euforia, nella gioia, nella leggerezza. Ho capito che al netto del contesto sociale o geografico, la vita degli umani è fatta per tutti delle stesse sensazioni che si mescolano e alternano come le stagioni, i ritmi o gli ingredienti in una cucina. Cioè, non è che proprio l'abbia capito ora, ci ho semplicemente fatto pace ed è bellissimo, perché essere in pace permette di chiamare ogni cosa con il proprio nome, di attraversare dolori e fatica senza provare paura. Avere qualche anno e qualche disco alle spalle sicuramente aiuta. Malifesto è un disco sul presente, scritto nel presente mentre si vive il presente.

Malifesto è un disco di cooperazione e interpretazione.

Interpretazione è forse la parola più importante di questo album perché ognuna delle persone che ha lavorato alle canzoni di questo album, dalla scrittura al mix, ha colto un'intenzione e l'ha raccontata con il suo linguaggio rispettando e valorizzando il lavoro e il linguaggio di chi si era occupato della fase precedente e preparando il terreno a chi sarebbe arrivato dopo. Ci sono canzoni-session come Senza arrossire o Ti piaci così; canzoni staffetta come A mani nude, Formidabile e Come sarà; canzoni “ping pong”, forse le mie preferite, come Telefonami e Peccato originale; canzoni istintive come Mezzanotte e Per chi ha paura del buio e una canzone, la prima dopo un sacco di tempo, Brilla in cui non ho dovuto fare altro che cantare una cosa che era così perfetta per me da non costarmi la minima fatica. Chissà se in questo caso è stato Pacifico a interpretare me o io a interpretare il suo pezzo. È stato emozionante scrivere con persone nuove, scrivere in un modo nuovo. Partire da zero, da idee avute in cucina la sera precedente, da dei loop o da brani già pronti ma che ho avuto bisogno di smontare per scrivere lo stesso argomento con il mio linguaggio, per essere credibile, per essere libera, per essere me. Ho mescolato le mie parole con quelle di artisti e autori straordinari, fatto scommesse. Sognavo di fare l'album in Bretagna o in Normandia perché sono nel pieno della mia storia d'amore con la Francia. Abbiamo provato a ricreare la stessa atmosfera in via Cermenate e nonostante il grigio del mese di gennaio fosse la sola cosa in comune con la cote d'opale, Antonio Filippelli e Daniel Bestonzo sono riusciti a darmi quello che desideravo. Fidarsi è bene, fidarsi è meglio.

Malifesto è un disco in apnea.

Abbiamo corso contro il tempo per completarlo nei tempi e modi giusti, dividendoci spazi e, mentre in una stanza si scriveva, nell'altra si mandavano avanti suoni e a fine giornata ci si ritrovava e cantavo. Sempre all'ora dell'aperitivo, sempre con una mano sul fianchetto e l'attitudine di chi sa dove si trova e perché. Abbiamo fatto capriole per concederci il meglio. Abbiamo lavorato sodo e ci siamo pure divertiti.


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