06 Maggio 2021
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ERIC CLAPTON : I 76 ANNI DI UN’ICONA DEL ROCK – BLUES

31-03-2021 03:00 - Artisti Internazionali
Eric Patrick Clapton nasce il 30 Marzo del 1945 a Ripley, un piccolo villaggio del Surrey, nel sud della Gran Bretagna.
Dopo un’infanzia difficile trascorsa con i nonni materni, da ragazzino scopre la passione per i grandi artisti di Blues americani, primo su tutti il leggendario Robert Johnson considerato il padre della “musica del diavolo”.

Eric comincia a suonare giovanissimo cercando di riprodurre i pezzi che sentiva alla radio o sui dischi che gli regalava suo nonno.
Dopo aver fatto parte di alcune band studentesche ed essersi esibito anche come busker per strada, nel 1965 entra a far parte degli YARDBIRDS con i quali incide il singolo “For your love” che scala le classifiche.
Il buon Eric però, a dimostrazione del suo carattere non proprio facile, decide di abbandonare la band perché a suo dire sono troppo pop oriented, mentre lui si erge ad essere un duro e puro del Blues.

Nel 1966 incontra il polistrumentista John Mayall che lo accoglie a braccia aperte nella sua band i BLUESBREAKERS e lo aiuta a completare la sua formazione blues mettendogli a disposizione la sua vastissima collezione di vinili, su cui il giovane Eric finalmente trova il suo stile.
Nello stesso anno esce l’album “John Mayall Bluesbreakers with Eric Clapton” meglio conosciuto come “The Beano Album” perché sulla copertina Eric viene ritratto mentre legge un fumetto dell’epoca intitolato “Beano”.

L’album ha un enorme successo, tanto che in parecchi posti di Londra qualcuno scrive sui muri CLAPTON IS GOD (Clapton è Dio) forse esagerando un po’ la stima per l’artista ma rendendo bene l’idea di come fosse balzato all’onore delle cronache. Anche questa esperienza però dura poco e, pur essendo ancora oggi grato al suo amico John Mayall, decide di cambiare rotta e di puntare altrove.
L’incontro con il bassista Jack Bruce e il batterista Ginger Baker gli permette di dar vita al primo super-gruppo della storia della musica, ovvero i CREAM.
Già dal nome si intuisce che i tre sono dei virtuosi che, soprattutto dal vivo, riescono a dimostrare la loro maestria in lunghissime jam.

Nel giro di tre anni, dal 1966 al 1969, pubblicano 4 album di cui uno dal vivo (il monumentale doppio “Wheels of Fire”), girano il mondo e riescono a conquistare anche gli scettici americani.
Chiuso anche il capitolo CREAM a causa dei ripetuti litigi tra Bruce e Baker, il nostro eroe decide di iniziare un nuovo progetto col nome BLIND FAITH con il giovanissimo e talentuoso Steve Winwood alla voce e all’organo hammond, ancora Ginger Baker alla batteria e Rich Grech al basso. Nonostante l’ottimo riscontro di vendite del loro unico album omonimo e le numerose apparizioni dal vivo, la band dura solo 10 mesi al termine dei quali Clapton decide di lavorare ad un album solista che vedrà la luce nel 1970 intitolato semplicemente “Eric Clapton”.

Subito dopo forma la band DEREK AND THE DOMINOS, celandosi dietro uno pseudonimo, nelle cui fila compare Duane Allman, il virtuoso chitarrista degli ALLMAN BROTHERS BAND. Nell’album intitolato “Layla and Other Assorted Love Songs” è incluso un pezzo che, ancora oggi, è un marchio di fabbrica di Clapton, ovvero “Layla”.
Gli anni ‘70 però sono caratterizzati dalla sua dipendenza dall’eroina e dall’alcol, che lo portano progressivamente ad un forzato ritiro dalle scene. In questo periodo comunque riesce a dare alle stampe album notevoli tra cui “461 Ocean Boulevard”, il live “E.C. Was Here” e nel 1977 “Slowhand”.
Gli anni ‘80 lo vedono protagonista di una svolta pop con alcuni album non proprio eccezionali, ma che terranno viva la sua creatività.

Gli anni ‘90 si aprono con una tragedia: suo figlio Conor di 5 anni perde la vita in un incidente domestico. Clapton ne esce distrutto e scrive la canzone “Tears in Heaven”. Il brano oltre ad essere contenuto nella colonna sonora del film “Rush”, è suonato dal vivo per la prima volta durante il concerto acustico negli studi di MTV da cui viene tratto nel 1992 l’album “Eric Clapton Unplugged” che a tutt’oggi risulta essere il suo disco più venduto.
Si succedono in questi anni le collaborazioni illustri, da Sting a Phil Collins, da Elton John a Mark Knofpler, da Bob Dylan fino al nostro Zucchero Fornaciari.

Nel 1994 da alle stampe l’album “From The Cradle” il suo ritorno al Blues che lo vede rielaborare in chiave moderna alcuni tra i più famosi pezzi dei maestri del Delta del Mississippi. L’album vende bene e la tournée che segue è sempre sold out e addirittura il pluripremiato regista Martin Scorsese ne filma alcuni momenti per un documentario dal titolo “Nothing But The blues” che purtroppo però non verrà mai pubblicato (lo trovate comunque su Youtube in una versione accorciata, n.d.r.)

Nel 1998, oramai disintossicatosi, Clapton fonda ad Antigua il “Crossroads Centre” un centro di disintossicazione da droghe e alcol per cui dal 2004 in poi raccoglie fondi con i suoi “Crossroads Guitar Festival” che ogni tre anni vedono sul palco tantissimi artisti internazionali come Jeff Beck, Carlos Santana, B.B. King, Buddy Guy, John Mayer, ZZ Top, Los Lobos, Pat Metheny, Keith Richards , (solo per citarne alcuni) e nell’edizione del 2010 anche il nostro amato Pino Daniele.

A 76 anni “suonati” Eric Clapton è sicuramente uno dei più influenti musicisti della storia, la sua carriera lunga più di 50 anni ha segnato la vita di tanti appassionati, come il sottoscritto, che in lui vedono stile, gusto, talento e ispirazione.

Allora Happy Birthday Mr. Clapton, let the music play!


Fonte: Antonio D’AMBROSIO - Platea Magazine

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