LA SCATOLA DEI SOGNI DI PAT METHENY

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Da tutti riconosciuto come uno dei più geniali e influenti musicisti degli ultimi 40 anni, Pat Metheny ha saputo rivoluzionare la scena musicale mondiale grazie al suo innato talento e alle doti di virtuoso strumentista e compositore.

Dal suo esordio solista nel 1976 con l’album “Bright Size Life” (che vedeva la partecipazione al basso di un altro grande virtuoso come Jaco Pastorius), ne è passata di acqua sotto i ponti, ma il nostro artista non ha mai perso la sua vena creativa.

Alternando i dischi solisti a quelli con il Pat Metheny Group, ha saputo spaziare dal jazz più canonico, alla world music, dal minimalismo della chitarra acustica solista, alle collaborazioni con i grandi maestri del panorama mondiale quali Ornette Coleman, Jim Hall e Gary Burton.

Alla base della sua ricerca musicale c’è sempre stata la sperimentazione e la promozione di giovani artisti, come si evince dai suoi progetti Unity Village e Side-Eye. Qualche anno fa stupì tutti esibendosi con il progetto Orchestrion che prevedeva una vera e propria orchestra di strumenti musicali meccanici azionati da pedali e terminali collegati con la sua chitarra.

A 68 anni “suonati”, Pat si reinventa in un altro progetto che lo vede unico musicista alle prese con una chitarra acustica baritona e con una chitarra elettrica. Il 16 Giugno ha pubblicato l’album “Dream Box” dove la “scatola dei sogni” è appunto, nello slang newyorchese, la chitarra jazz hollow body.

Il buon Pat non è nuovo a questo tipo di lavoro musicale, in quanto aveva già pubblicato in passato due album acustici, rispettivamente “One Quiet Night” (2003) e “What’s It All About” (2011).

Le nove tracce che compongono “Dream Box” sono state recuperate e incise da vecchi provini registrati negli anni e archiviati; di alcuni di loro l’autore non ricordava più nemmeno l’esistenza!

Seguendo il consiglio datogli a suo tempo dal suo amico e collaboratore, il contrabbassista Charlie Haden, Pat ha cominciato a registrare e conservare le idee che venivano fuori estemporaneamente così da avere a disposizione un corposo archivio su cui lavorare.

Essendo un album di sola chitarra, le atmosfere sono rarefatte e i funambolici passaggi e i virtuosi lick che caratterizzano pezzi del passato, qui non trovano molto spazio.

Tra i brani da segnalare, sicuramente il primo singolo pubblicato dal titolo “From The Mountains”, molto lirico e sognante che ci riporta all’album “Beyond The Missouri Sky” (1997) in cui Metheny incrociava le note della sua chitarra con il contrabbasso del succitato Charlie Haden, purtroppo scomparso prematuramente nel 2014.

Si prosegue con “The Wave Are Not The Ocean” che paga un tributo al nostro Ennio Morricone, uno dei compositori preferiti di Pat che si dice ancora oggi sorpreso dalla creatività e dalla potente immaginazione che emergono dalla sua musica.

Il brano “Never Was Alone” si sviluppa in un contesto blueseggiante su cui il nostro eroe costruisce un tema ed un assolo che brillano per originalità e che ci mostrano, ancora una volta, la maestria del musicista originario del Missouri.

Tra le tracce dell’album c’è posto anche per la cover del famoso brano del 1959 “Morning Of The Carnival (Manha de Carnaval)” scritto da Luiz Bonfà e Antonio Maria, divenuto negli anni uno standard jazz molto ricercato che, nell’interpretazione di Metheny, acquista ancor più gusto e raffinatezza.

La musica che fluisce da questo suo ultimo lavoro è istintiva e per nulla precostituita, il chitarrista ha ripreso le idee fissate sul pc e le ha rielaborate con il suo solito gusto.

Ho avuto modo di ascoltare attentamente il disco in questione e devo dire che non mi è dispiaciuto. Come detto le atmosfere sono più slow, strizzano l’occhio all’ambient music, ma i marchi di fabbrica di Metheny ovvero il suo inconfondibile suono unito al riconoscibile tocco, ne fanno un album tutt’altro che minore, come ha scritto qualcuno dei suoi irriducibili e ipercritici fans.

Aspettando le sue esibizioni live ed altri progetti a cui il prolifico musicista starà già pensando, prendiamoci il tempo per ascoltare e apprezzare questa sua ultima fatica, magari cercando refrigerio in questa bollente estate!

– Antonio D’AMBROSIO (17/07/2023) –

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